L’Italia è purtroppo famosa per l’infinita quantità e varietà di tasse che i cittadini si trovano costretti a pagare e, in questa moltitudine, ce ne sono diverse che si sentono nominare spesso senza però conoscerne il reale scopo e il preciso funzionamento. In questo caso si parla dell’imposta di registro: in pratica, si tratta di una tassa da versare allo Stato per la registrazione di un atto (pubblico o privato che sia), per la precisione si riferisce alla registrazione del trasferimento di ricchezza oppure di un atto scritto (una scrittura privata, un contratto, una sentenza, la costituzione di una società e così via). La registrazione fa sì che l’atto in questione non possa più subire alcuna modifica per quanto riguarda la data e il contenuto, infatti viene conservato presso l’ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate, dove sarà archiviato in base ad un preciso ordine cronologico.
Imposta di registro: ecco tutto quello che c’è da sapere
L’imposta di registro costituisce una imposta diretta, infatti si applica alla ricchezza trasferita (non quella prodotta) e fa riferimento al valore di mercato dei beni; inoltre l’imposta di registro non è applicabile alle operazioni già soggette a IVA. In base al DPR n. 131/1986, tutti gi atti scritti stipulati in Italia devono essere registrati, come ad esempio i contratti relativi a proprietà, affitti, trasferimenti di azienda o anche diritti reali (ad esempio il diritto di abitazione). Nel caso di contratti di locazione o altri atti relativi a degli immobili, la registrazione avviene in maniera digitale tramite il sito dell’Agenzia delle Entrate, mentre per gli atti pubblici o autenticati è il notaio ad occuparsi della registrazione, ricevendo e poi versando a sua volta all’Erario la tassa di registro. In generale il termine per la registrazione è di 20 giorni; per gli atti relativi agli immobili i giorni salgono a 30 e per gli atti stipulati all’estero si arriva ad un massimo di 60.
Come si calcola l’imposta di registro
Il valore di questa tassa viene stabilito applicando un’aliquota percentuale oppure in misura fissa, in base a cifre stabilite dalla legge. Occorre sapere che la base imponibile sulla quale calcolare l’imposta cambia in base alla natura dell’atto, i casi più comuni sono quelli riguardanti la prima e la seconda casa e la registrazione di una locazione. Per la prima casa l’imposta cambia in base al fatto che l’acquisto sia effettuato da un privato o da una società: per il privato la tassa da versare al notaio sarà del 2% sul valore dell’immobile, mentre per una società sale al 4% sul valore di cessione dell’immobile. Per la seconda casa, si alzano le cifre: per un privato o un’impresa esente da IVA l’imposta è del 9% sul prezzo dell’immobile (comunque mai sotto i 1.000 euro), per un’impresa soggetta a IVA la tassa è stata fissata a 200 euro. Per i contratti di locazione la cifra cambia in base al tipo di immobile. Solitamente però si attesta intorno al 2% all’anno per ogni anno di contratto.




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