Beni immobili: come comportarsi quando si ricevono in eredità? La gestione dei beni immobili richiede particolare attenzione, soprattutto quando sono oggetto di un’eredità. I beni ereditari costituiscono infatti una risorsa economica, ma al tempo stesso anche un tema ostico per la loro gestione soprattutto quando non si ha un’eredità esclusiva ma condivisa. I passaggi da seguire, le leggi da rispettare, un’eventuale comunione ereditaria da sciogliere, le imposte da pagare e molto altro ancora: sono talmente tanti i dettagli a cui fare attenzione, che la scelta più logica sarebbe sempre quella di affidarsi alla consulenza di un’agenzia immobiliare seria e competente come Imparato Case, in grado di consigliare e gestire la situazione nel miglior modo possibile.
In base a quanto stabilisce la legge italiana, una parte dell’eredità spetta di diritto ai cosiddetti eredi legittimari (in pratica i parenti più prossimi), mentre la restante parte può essere lasciata a chi si vuole (non necessariamente familiari). Nel caso in cui non sia stato fatto testamento, il Codice Civile stabilisce le norme per la suddivisione dei beni e le percentuali spettanti ad eredi legittimari e legittimi tra coniuge, figli, ascendenti e fratelli.
Dichiarazione di successione: il primo passo verso l’eredità
I beni ereditari non si ricevono in modo automatico, è infatti necessario seguire un iter ben preciso, all’inizio del quale è prevista la dichiarazione di successione. Entro un anno dal momento in cui viene aperta la successione, è indispensabile presentare la cosiddetta dichiarazione di successione presso l’Ufficio del registro o presso l’ufficio localmente competente dell’Agenzia delle Entrate: la dichiarazione elenca i beni ereditati in modo da poter stabilire le tasse da pagare, senza le quali i beni non potranno passare agli eredi. Anche per quanto riguarda le tasse di successione, la legge stabilisce percentuali e franchigie diverse in base al grado di parentela degli eredi con percentuali che variano da un minimo del 4% con franchigia ad € 1.000.000 ad un massimo dell’8% senza applicazione della franchigia. Un bene immobile ereditato può rappresentare una risorsa notevole, ma per poterlo vendere sarà necessario procedere con l’accettazione dell’eredità, che può avvenire in modo espresso (dichiarazione formale attraverso atto pubblico o scrittura privata) o tacito, ma anche con beneficio d’inventario: in questo caso i beni ereditati sono distinti dal patrimonio dell’erede, preservandolo da eventuali questioni debitorie. Il passaggio successivo è la trascrizione dell’accettazione, la quale attesta il passaggio di proprietà del bene immobile: viene eseguita dal notaio contestualmente alla ricezione dell’atto e nel caso dell’accettazione tacita è obbligatoria la trascrizione, in assenza di questa l’acquisto non avrà validità rischiando di impedire al compratore di acquisire effettivamente l’immobile.
Altre imposte e plusvalenza tassabile
Oltre alle tasse di successione, la legge prevede anche il pagamento dell’imposta ipotecaria, dell’imposta catastale, dell’imposta di bollo, dei tributi speciali e di una tassa ipotecaria. Infine, nel caso in cui si decide di vendere un immobile acquisito a titolo oneroso nei cinque anni precedenti, allora si dovrà obbligatoriamente pagare una tassa sulla plusvalenza (differenza tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita) al fine di evitare eventuali attività speculative.




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