Avete mai sentito parlare di case container? Negli ultimi anni questo tipo di soluzione sta trovando un crescente interesse anche nel nostro Paese. I motivi sono i più disparati: le case container sono sostenibili, si realizzano in tempistiche più ristrette rispetto alle case tradizionali e garantiscono una certa flessibilità progettuale.
Potremmo definirle come abitazioni che vengono realizzate attraverso il riutilizzo di container marittimi che vengono opportunamente coibentati e adattati per uso residenziale. Se fino a qualche anno fa erano alternative prese in considerazione soprattutto in alcuni paesi del Nord Europa, oggi le case container – anche perché abbastanza economiche – incontrano la curiosità anche di molti italiani. La diffusione di queste soluzioni abitative deve però confrontarsi con la normativa edilizia italiana. Quali sono, ad esempio, i requisiti per l’installazione e l’abitabilità di tali strutture? Lo scopriremo nel corso di questo articolo in cui faremo luce su questo tipo di soluzione abitativa.
Case container: cosa prevede la legge italiana
Attualmente non esiste una normativa specifica sulle case container che rientrano all’interno delle regole generali sull’edilizia e sull’urbanistica. La distinzione principale riguarda l’uso che se ne intende fare:
- se il container è installato in modo stabile e permanente, è a tutti gli effetti considerato nuova costruzione, e richiede quindi il permesso di costruire come previsto dal D.P.R. 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia)
- se invece si tratta di struttura temporanea e facilmente rimovibile, utilizzata per brevi periodi o per scopi non abitativi, può essere sufficiente una comunicazione di inizio lavori asseverata (CILA) o una segnalazione certificata di inizio attività (SCIA)
Quando una casa container può essere considerata abitabile
L’abitabilità di una casa container passa necessariamente dal rispetto di alcune norme: intanto quelle igienico sanitarie oltre che le prescrizioni antisismiche, i requisiti di isolamento termico e acustico e gli standard minimi di efficienza energetica previsti dal D.Lgs. 192/2005. A livello comunale, è necessario verificare inoltre la compatibilità urbanistica dell’intervento, in base al Piano Regolatore o al Piano di Governo del Territorio. Ma, per essere considerate abitabili, le case container devono anche rispettare alcuni requisiti tecnici legati all’aspetto meramente strutturale.
Ecco allora che queste soluzioni abitative devono essere rinforzate e isolate con materiali ad alte prestazioni, come pannelli in poliuretano espanso o fibra di legno, che assicurano una buona resistenza termica e acustica. Gli infissi devono rigorosamente essere a taglio termico e dotati di vetrocamera, mentre gli impianti elettrici e idrici devono rispettare le normative CEI e UNI. Un aspetto importante da valutare con grande attenzione è quello relativo alla classe energetica, che deve raggiungere almeno i livelli minimi richiesti dalle normative regionali. Grazie a tecnologie come pannelli fotovoltaici, pompe di calore e sistemi di ventilazione meccanica controllata, le case container possono raggiungere elevati standard di efficienza energetica e ridurre i consumi.
Vantaggi e prospettive di sviluppo in Italia
I vantaggi delle case container sono numerosi ed è facilmente spiegabile, quindi, il crescente interesse degli italiani verso questo tipo di soluzione. Il primo vantaggio è legato ai tempi di costruzione che sono decisamente più economici rispetto all’edilizia tradizionale. Possiamo dire che, generalmente, i tempi di costruzione di una casa container si riducono del 60-70%. C’è da aggiungere poi che questo tipo di soluzione abitativa è anche molto green e questo è un altro dei motivi per cui molte persone optano per le case container: riducono l’impatto ambientale perché limitano l’impiego di nuove materie prime e promuovono quindi un’economia circolare.
I vantaggi delle case container, però, non finiscono qui. Queste abitazioni risultano infatti anche molto facili da curare negli anni perché si rivelano molto resistenti agli agenti atmosferici e adattabili a contesti che tra di loro possono essere anche molto diversi (possono infatti sorgere in zone urbane così come in quelle rurali). Insomma i motivi per cui sempre più persone, negli anni, vengono incuriositi da questa soluzione abitativa sono facilmente comprensibili. Resta da vedere se anche nel nostro paese, così come in molti del Nord Europa, prenderà davvero piede questa alternativa o se il vecchio “mattone” resterà il primo amore degli italiani.




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